Contesto di riferimento

Dal 2008 l’Europa risente degli effetti della più grave crisi economica mai registrata in 50 anni: per la prima volta vi sono 25 milioni di disoccupati e nella maggior parte degli Stati membri le piccole e medie imprese (PMI) non sono ancora riuscite a ritornare ai loro livelli ante crisi. L’economia mondiale si è trasformata nell’ultimo decennio: la rapida crescita della domanda e della produzione sui mercati globali ha determinato pressioni in tema di approvvigionamenti di risorse e di energia determinando cambiamenti nella struttura dei costi per le imprese europee, molte delle quali dipendono dalle importazioni per tali approvvigionamenti. La strategia Europa 2020 ha reagito a questo stato di cose ponendo le basi per una crescita e competitività future che intendono essere intelligenti, sostenibili e inclusive e che serviranno ad affrontare le principali sfide della società. Per riportare l’Europa sui binari della crescita e dell’occupazione c’è bisogno di un maggior numero di imprenditori: l’imprenditorialità favorisce la creazione di nuove imprese e di posti di lavoro, apre a nuovi mercati e sviluppa nuove capacità e competenze professionali. Senza i posti di lavoro generati dalle nuove imprese, la crescita media dell’occupazione sarebbe negativa: esse infatti, e in particolare le PMI, creano ogni anno in Europa più di 4 milioni di nuovi posti di lavoro. Tuttavia questi numeri sono in forte calo negli ultimi anni: mentre fino al 2010 per il 45 % dei cittadini europei il lavoro autonomo era la scelta privilegiata, ora questa percentuale è scesa al 37%. Oggi gli imprenditori potenziali in Europa si trovano in un contesto difficile: i sistemi d’istruzione non offrono le giuste basi per una carriera imprenditoriale, vi sono molte difficoltà d’accesso al credito e ai mercati, il timore di incorrere in sanzioni punitive in caso di fallimento, nonché procedure amministrative onerose. il Piano d’Azione Imprenditorialità 2020 quindi è volto a favorire un’azione congiunta per far emergere le potenzialità imprenditoriali dell’Europa, per rimuovere gli ostacoli esistenti e per rivoluzionare la cultura dell’imprenditorialità in Europa ed è basato su tre pilastri: sviluppare l’istruzione e la formazione all’imprenditorialità; creare il giusto contesto imprenditoriale; definire modelli di ruolo e sensibilizzare gruppi specifici.

Sviluppare l’istruzione e la formazione all’imprenditorialità

L’investimento nell’educazione all’imprenditorialità è uno dei più importanti e produttivi che l’Europa può fare: i giovani che beneficiano di un apprendimento per l’imprenditoria sviluppano la conoscenza del mondo degli affari e competenze e attitudini essenziali tra cui creatività, spirito di iniziativa, tenacia, lavoro di squadra, conoscenza dei rischi e senso di responsabilità. L’istruzione deve essere avvicinata alla vita reale attraverso modelli di apprendimento ancorati nella pratica ed esperienze di imprenditori attivi nell’economia reale, i giovani andrebbero incoraggiati a sviluppare competenze imprenditoriali nell’ambito dell’istruzione informale e non formale, come ad esempio attraverso il volontariato. In tal senso la Commissione propone azioni volte a sviluppare un’iniziativa paneuropea di apprendimento imprenditoriale (al fine di rendere disponibile l’esperienza europea esistente in materia), favorire lo sviluppo di scuole d’imprenditoria e di istituzioni IFP (Istruzione e Formazione Professionale), rafforzerà la cooperazione con gli Stati membri per verificare l’introduzione dell’istruzione all’imprenditorialità, appoggerà i meccanismi efficaci di creazione di imprese su impulso delle università (spin-off, ecc.). Inoltre invita gli Stati membri a assicurare che la competenza “imprenditorialità” sia inserita nei curricoli dell’istruzione primaria, secondaria, professionale, superiore e continua, offrire ai giovani l’opportunità di fare almeno un’esperienza imprenditoriale pratica prima di lasciare la scuola dell’obbligo, dare impulso alla formazione all’imprenditorialità per i giovani e gli adulti nell’ambito dell’istruzione attingendo alle risorse dei Fondi strutturali, in particolare l’FSE.

Creare il giusto contesto imprenditoriale

Al fine di favorire un miglior contesto imprenditoriale, le politiche della Commissione riguardano ambiti cruciali per le imprese quali:

Accesso ai finanziamenti. Per le PMI l’accesso ai finanziamenti rappresenta uno dei principali vincoli alla crescita e all’imprenditoria in Europa:  le PMI si sono sempre basate sui prestiti bancari e, di conseguenza, l’attuale stretta creditizia legata alla crisi ha un impatto sproporzionato su di esse. A ciò si aggiunge il fatto che gli imprenditori incontrano particolare difficoltà a trovare finanziamenti nelle prime fasi di vita della loro azienda. Per questo motivo risulta importante accrescere la qualità e i ritorni finanziari dei progetti di start-up: il sostegno finanziario per i test, la dimostrazione e il pilotaggio delle nuove tecnologie, il rafforzamento del venture capital, gli incubatori e i prestiti per le PMI dalle elevate potenzialità sono alcuni degli ambiti in cui è possibile intervenire. Un sostegno a questi ambiti è stato proposto dalla Commissione nel contesto del Programma per la competitività delle imprese e le piccole e medie imprese (COSME) e Horizon 2020. Ciò che le imprese chiedono con più frequenza sono migliori informazioni sui sostegni UE: nel 2008 la Commissione ha creato la rete Enterprise Europe, un partenariato con più di 600 organizzazioni ospitanti, tra i cui compiti vi è quello di fornire alle imprese e agli imprenditori potenziali le necessarie informazioni in merito all’accesso ai finanziamenti e ai fondi dell’UE. Le azioni della Commissione in merito mirano a rafforzare gli strumenti finanziari esistenti da un lato, e dall’altro a creare un mercato europeo della microfinanza e a semplificare la fiscalità per consentire alle PMI di ottenere finanziamenti mediante investimenti diretti privati ed a introdurre nuove forme alternative di finanziamento, come ad esempio il crowdfunding (nuova forma di finanziamento alternativo in grado di far incontrare soggetti interessati a prestare o investire denaro e coloro che necessitano di risorse per finanziare uno specifico progetto).

Sostegno alle nuove imprese durante il loro ciclo di vita.  Circa il 50% delle nuove imprese fallisce nel corso dei primi cinque anni: risulta quindi necessario reperire maggiori risorse per aiutare gli imprenditori a superare questo periodo. A tal proposito azioni efficaci consistono in programmi che integrano elementi essenziali come la formazione degli amministratori, il tutoraggio in tema di R&S e la costituzione di reti con i pari e con i fornitori e clienti potenziali. Inoltre la riduzione dei costi legati agli adempimenti fiscali migliorerebbe il contesto imprenditoriale, in particolare per le piccole imprese: gli Stati membri dovrebbero semplificare le procedure di registrazione dell’IVA e creare sportelli unici elettronici per la registrazione in modo da facilitare il commercio digitale transfrontaliero per le piccole imprese.

Potenziare l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’era digitale.  Investire nelle tecnologie digitali non costituisce più una scelta opzionale: le imprese oggi possono essere competitive soltanto se fanno proprio il mondo digitale. Ma ciò comporta opportunità e sfide, in particolare per le PMI, che sono spesso meno attrezzate per gestire i nuovi modelli d’impresa. Le start-up stabilite sul web tendono a crescere e a fallire più celermente: per questo la Commissione aiuterà gli imprenditori e le PMI a sfruttare a pieno le potenzialità delle TIC in termini di disponibilità di nuovi prodotti e servizi digitali, attraverso la creazione di un partenariato Start-up Europe per attivare i giacimenti di esperienza, tutoraggio, tecnologia e servizi, un nuovo Web Entrepreneurs Leaders Club per fare incontrare gli imprenditori del web di livello mondiale e rafforzare la cultura imprenditoriale del web in Europa, una rete europea di acceleratori per le imprese web, contatti con gli investitori europei per aumentare il flusso di venture capital e di microfinaziamenti diffusi (crowd-funding) a sostegno delle startup insediate sul web.

Trasferimento d’impresa. Ogni anno circa 450 000 imprese con 2 milioni di dipendenti vengono trasferite all’interno dell’Europa. Un trasferimento tuttavia può essere difficoltoso a tal punto che, secondo le stime, 150 000 imprese e 600 000 posti di lavoro vanno persi ogni anno. Tra le cause principali vi sono gli oneri normativi o fiscali, la mancanza di un’adeguata preparazione e della trasparenza dei mercati affinché tali transazioni riescano, e i tempi lunghi necessari per espletare le formalità. Inoltre la forma giuridica di un’impresa (proprietà unica) nonché la sua età (soprattutto per le imprese di meno di tre anni) sono ulteriori elementi di vulnerabilità. Questo è il motivo per cui le imprese più piccole sono maggiormente esposte al rischio che i trasferimenti non riescano. Le azioni proposte dalla Commissione in tal senso riguardano lo sviluppo di linee guida sui programmi più efficaci e sulle migliori pratiche atti ad agevolare i trasferimenti di imprese, comprese le misure per approfondire ed espandere i mercati per le imprese, la mappatura dei programmi disponibili in Europa e la proposta delle azioni necessarie per rimuovere gli eventuali ostacoli ai trasferimenti transfrontalieri di imprese, iniziative di sensibilizzazione ai trasferimenti di imprese, l’introduzione di strumenti finanziari specifici volti a finanziare i trasferimenti, la trasformazione dello status giuridico (in particolare la possibilità di costituire società per azioni per agevolare la vendita di un’impresa).

Fallimento d’impresa. La stragrande maggioranza (96%) delle bancarotte è dovuta ad una serie di pagamenti tardivi o di altri problemi oggettivi che rientrano nella categoria dei fallimenti onesti. Tuttavia questi imprenditori vengono considerati alla stregua di fraudolenti e devono passare varie vicissitudini prima di essere riabilitati: per questo motivo molti imprenditori potenziali decidono di non correre il rischio. Tuttavia, da alcune ricerche emerge però che un “secondo tentativo” può avere più successo e l’impresa vive più a lungo rispetto alla media delle start-up, anzi cresce più celermente e impiega un maggior numero di lavoratori56. Pertanto un fallimento aziendale non dovrebbe tradursi in una “condanna a vita” che precluda qualsiasi attività imprenditoriale futura, ma andrebbe visto quale opportunità di apprendimento e miglioramento. A tal proposito le azioni proposte dalla Commissione riguardano la riduzione del tempo di riabilitazione e di estinzione del debito, l’offerta di servizi di sostegno alle imprese in tema di ristrutturazione precoce, consulenza per evitare i fallimenti e sostegno alle PMI per ristrutturarsi e rilanciarsi, l’offerta di servizi di formazione e tutoraggio per accompagnare gli imprenditori nel loro secondo tentativo, eliminando le cause che hanno portato al precedente fallimento.

Oneri normativi e amministrativi. Gli imprenditori dovrebbero essere i clienti target su cui le amministrazioni tarano i loro requisiti procedurali: tuttavia, quasi tre quarti dei cittadini europei ritengono troppo difficoltoso avviare una propria impresa a causa delle complessità amministrative. La Commissione si è impegnata già nel 2007 ad avviare un programma d’azione per ridurre del 25% entro la fine del 2012 gli oneri amministrativi risultanti dalla legislazione dell’UE, mentre nel 2011 ha adottato la propria relazione per ridurre al minimo indispensabile gli oneri normativi che gravano sulle PMI, e continuerà su questa strada al fine di ridurre il più possibile gli oneri normativi e amministrativi che gravano sulle imprese. Inoltre metterà in campo azioni volte a eliminare o ridurre la burocrazia, ove possibile, per tutte le imprese e in particolare per le microimprese, compresi i lavoratori autonomi e i liberi professionisti. Infine Gli imprenditori dovrebbero poter contare su un unico punto di contatto per ricevere informazioni esaustive sulle licenze, le procedure amministrative, le possibilità di finanziamento e il sostegno pubblico. Si dovrebbero quindi estendere gli sportelli unici per le imprese al fine di ridurre i percorsi burocratici e amministrativi.

Definire modelli di ruolo e sensibilizzare gruppi specifici

L’imprenditoria in Europa non è stata mai esaltata quale percorso professionale preferenziale: per i giovani questo significa che una carriera imprenditoriale non ricopre ruoli di primo piano nella classifica delle professioni attraenti. Per cambiare la cultura imprenditoriali quindi sarà necessario cambiare prima di tutto la percezione del ruolo degli imprenditori sfruttando una comunicazione pratica e positiva e incentivando la loro visibilità e i risultati ottenuti. All’interno di questa “rivoluzione” culturale dell’imprenditoria, dovrà essere dedicata particolare attenzione al coinvolgimento dei gruppi attualmente sotto rappresentati, quali le donne, gli anziani, i migranti, i disoccupati e i giovani, a cui l’Europa dovrà offrire percorsi di formazione, servizi di consulenza e tutoraggio, che portino all’imprenditorialità al fine di dar loro opportunità occupazionali ed emanciparli economicamente e socialmente. In particolare, le donne rappresentano il 52% della popolazione totale europea, ma sono soltanto un terzo dei lavoratori autonomi o di coloro che avviano imprese nell’UE72. Le donne rappresentano quindi un ampio bacino di potenzialità imprenditoriali in Europa. All’atto di creare e gestire un’impresa le donne si trovano ad affrontare maggiori difficoltà degli uomini, essenzialmente per quanto concerne l’accesso ai finanziamenti, alla formazione, alle reti e la conciliazione tra azienda e famiglia. Per ovviare a tale situazione, la Commissione creerà una piattaforma online che abbraccerà gli aspetti del tutoraggio, della consulenza, dell’istruzione e della costituzione di reti tra imprese nell’interesse delle imprenditrici ed inoltre invita gli Stati membri elaborare e attuare strategie nazionali per l’imprenditorialità femminile volte ad accrescere la percentuale delle imprese dirette da donne, attuare politiche che consentano alle donne di realizzare un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata. Per quanto riguarda gli anziani, sono una risorsa preziosa per l’imprenditoria. Tra il 1990 e il 2010 la percentuale di cittadini di più di 50 anni è cresciuta in Europa passando dal 32,1% al 36,5% e l’età media della popolazione europea dovrebbe aumentare nei prossimi decenni. Per questo la Commissione favorirà lo scambio delle migliori pratiche per incoraggiare i dirigenti anziani e gli imprenditori anziani a fungere da mentori per i nuovi imprenditori e supporterà il tutoraggio reciproco e intergenerazionale tra imprenditori

Conclusioni

Per poter dare nuovo slancio all’imprenditoria europea, la Commissione e gli Stati membri devono cercare di sviluppare il miglior contesto possibile, sia in termini di rimozione degli ostacoli amministrativi, normativi e sociali che impediscono la nascita e la crescita delle imprese, sia in termini di una rivoluzione culturale dell’imprenditoria: il riconoscimento degli imprenditori quali creatori di posti di lavoro e di prosperità economica deve esser promosso e reso ben visibile, soprattutto dai media e dalle istituzioni pubbliche locali, in modo da rendere la professione dell’imprenditore nuovamente appetibile per i giovani. Questo Piano d’Azione e le sue azioni saranno seguiti dalla Commissione nell’ambito della Politica di competitività e Industriale e dei meccanismi di governance dello Small Business Act, compresa la dimensione esterna con i paesi candidati, candidati potenziali e quelli oggetto della politica di vicinato.