Il 2017 è stato l’anno dell’autentica ripresa del settore della nautica italiana, sia in termini di fatturato che di export. I dati presentati dal 6° Rapporto “Dinamiche e prospettive di mercato della filiera nautica da diporto”, realizzato dalla CNA Nautica il mese scorso, dimostrano come l’Italia continui a rappresentare nel comparto nautico un unicum a livello globale, con un’industria leader mondiale, un mercato interno contenuto e una realtà dei servizi nautici costieri in forte espansione. L’esperienza positiva dei vari distretti presenti nelle regioni italiane, con oltre 40 attività specializzate nella produzione cantieristica e componentistica, nel refitting e nei vari servizi connessi al diporto e alla ricettività, rendono unico il panorama italiano della nautica. Il 2018, inoltre, è caratterizzato anche da una sensibilità della politica e delle istituzioni del Paese verso il settore della nautica da diporto: l’approvazione del nuovo Codice della nautica e l’imminente attuazione del Registro Telematico Centrale della Nautica da Diporto (SISTE) che disciplinerà l’informatizzazione della tenuta dei registri di iscrizione delle unità da diporto, costituiscono un primo passo verso la costruzione di un Sistema Paese della Nautica che per troppi anni è mancato in Italia.

Il mercato internazionale della nautica

I mercati più tradizionali della nautica del Nord America e dell’Europa, che avevano sofferto una crisi più marcata dal 2008, si sono rivelati, tanto nel 2016 quanto nel 2017, i più vivaci nella ripresa di una significativa domanda interna: 100 mila aziende nautiche attive, 1 milione di occupati diretti, 30 milioni di unità da diporto, 25 mila marina, oltre 45 miliardi di euro di fatturato complessivo nautico, di cui più di 20 miliardi generato dalla cantieristica (dati ICOMIA). Anche le cifre relative al diportismo nel mondo risultano importanti: 142 milioni di diportisti solo negli Stati Uniti, 36 in Europa, 12 in Canada e 5 in Australia (dati ICOMIA). Nord America e Europa giocano un ruolo primario nella ripresa, con gli Stati Uniti che nel 2017 hanno dichiarato un fatturato relativo alla vendita di unità da diporto, motori, accessori e servizi, che sfiora i 40 miliardi di euro; l’industria nautica francese ha mostrato forte vivacità con una crescita del mercato interno superiore al 25% per le unità a motore e del 19% per la vela. Anche l’Italia ha giocato un ruolo importante nella ripresa dei mercati internazionali, grazie ad un fatturato complessivo che raggiunge i 4 miliardi di euro. Per quanto riguarda l’industria dei grandi yacht, il 2017 ha registrato una forte ripresa: è aumentato il numero di nuovi ordini che, tuttavia, stanno creando ai cantieri leader in questo segmento molti problemi di natura logistica, di approvvigionamento e di risorse interne di personale. Sul fronte della cantieristica, in particolare, si registra un ulteriore contrazione del numero di cantieri produttori di grandi yacht che risultano realmente operativi, a conferma che il mercato post-crisi è molto più selettivo e che la clientela appare più strutturata e consapevole del proprio ruolo di forza di fronte alla cantieristica. Si afferma ancora di più la consolidata leadership della cantieristica dell’Europa, spinta dalla tendenza al gigantismo: solido e confermato il primato italiano che per 5 anni consecutivi vede tre Gruppi/cantieri del Paese nelle prime posizioni del ranking produttivo globale:  Gruppo Azimut-Benetti e Cantiere San Lorenzo, situati in Toscana, e Gruppo Ferretti. Prendendo in esame la produzione di yacht di lunghezza superiore ai 30 metri, il portafoglio ordini italiani per il 2018 è pari a 175 unità, con una lunghezza media pari a 45 metri, che rappresenta il 41,3% del numero totale di ordini globali. Un forte impulso alla ripresa del comparto nautico in Europa è stato dato anche dalle policy adottate dalla Commissione Europea a supporto del settore, tra cui la strategia LeaderSHIP 2020, introdotta nel 2013, con l’obiettivo di aumentare la concorrenzialità delle tecnologie marittime. L’industria delle costruzioni navali e dell’equipaggiamento marittimo, infatti, conserva un’eccezionale capacità di progettare, produrre e costruire una vasta gamma di navi ad alta tecnologia e di strutture marittime che soddisfano le prescrizioni più stringenti in fatto di ecologia e di sicurezza. Questo settore si trova però a far fronte ad una forte concorrenza su scala globale e con gli effetti della recente crisi. La strategia si concentra quindi su 4 ambiti principali: occupazione e competenze; migliorare l’accesso al mercato e la parità delle condizioni; accesso ai finanziamenti; Ricerca, sviluppo e innovazione, fornendo una risposta politica alle problematiche del settore, promuovendo il necessario cambiamento settoriale e contribuendo allo sviluppo di un’industria realmente competitiva e sostenibile.

Il mercato del Refit & Repair

L’industria del Refit & Repair è in continua crescita e ciò è dovuto ad alcune considerazioni. La prima riguarda la frequenza con la quale vengono richiesti da comandanti e yacht manager gli interventi di riparazione e manutenzione (il 42% almeno una volta l’anno). La seconda considerazione riguarda le aree territoriali dove saranno eseguiti i più importanti interventi di refit nei prossimi anni. Ancora una volta il Mediterraneo gioca un ruolo primario, sebbene l’Area UK e Nord Europa stia crescendo: si stima infatti che il 64% delle commesse di refit di valore superiore al milione di euro siano state assegnate a cantieri nord europei (valore medio pari a 2,7 milioni di euro). L’area mediterranea, benché più gettonata, si caratterizza per commesse di minor entità ( il 95% sono inferiori al milione di euro). E’ importante evidenziare anche quali siano le motivazioni che portano a scegliere un cantiere piuttosto che un altro. Gli elementi tecnici più significativi riguardano il know how e l’esperienza del cantiere e delle maestranze, le strutture e le facility del cantiere, i regolamenti di “bandiera” e di classificazione. Tuttavia, tra i fattori di scelta, risulta essenziale l’elemento di fidelizzazione dettato dalle esperienze positive pregresse, che incide per il 60%.

La nautica in Italia

Il 2017, con la conferma per il secondo anno consecutivo di una crescita a doppia cifra del fatturato nautico complessivo italiano, si è rivelato l’anno di una ripresa autentica finalmente anche per il mercato interno del Paese. La conferma di una riaffermazione del nostro mercato interno arriva dai dati del leasing nautico: nel 2017 la stipula di leasing nautico ha raggiunto i 500 milioni di euro. Nel valore stimato che sfiora i 4 miliardi di euro di fatturato nautico complessivo del 2017, con una crescita del 18% rispetto allo scorso anno, gioca ancora il valore della produzione cantieristica nazionale che supera i 2 miliardi di euro e conferma una quota export superiore all’80%. Le micro e piccole imprese della nautica costituiscono un sistema produttivo che, seppur presente in quasi tutto il territorio italiano, è fortemente concentrato in poche aree. Quasi il 58% dell’intera base produttiva nazionale risiede infatti in sole 5 regioni: Toscana e Liguria che, da sole, ospitano quasi un terzo delle imprese (rispettivamente il 17,3% e il 15%) e, a seguire, la Campania (8,6% delle imprese), la Sicilia (8,3%) e il Veneto (8,3%). La concentrazione del settore in Toscana e Liguria risulta ancora più marcata in termini di occupazione (complessivamente il 34,9%, ripartita per il 20,2% in Toscana e per il 14,7% in Liguria) e, soprattutto, di risultati economici: i ricavi realizzati dalle imprese nautiche delle due regioni sono infatti il 38,9% del totale nazionale (23,8% in Toscana e 15,1% in Liguria). In termini di occupazione, altri territori rilevanti per il settore nautico sono il Friuli Venezia Giulia e le Marche, dove risultano occupati rispettivamente il 10,3% e il 10,1% degli addetti delle micro e piccole imprese. In queste aree, sedi di grandi cantieri navali per usi commerciali, le imprese presentano una dimensione superiore alla media (rispettivamente 10 addetti per impresa in Friuli Venezia Giulia e 7,2 addetti per impresa nelle Marche). Dimensioni di impresa inferiori alla media si riscontrano invece nel Mezzogiorno: Sicilia (4,2 addetti), Puglia (3,7 addetti) e Sardegna (2,8 addetti). La dimensione media delle imprese nei territori riflette anche la specializzazione e l’organizzazione produttiva: più bassa nel Mezzogiorno dove, anche a causa della chiusura di molti cantieri avvenuta negli ultimi anni e la conseguente riconversione di molte micro e piccole imprese dalla produzione al settore refit and repair, le attività di riparazione, manutenzione e rimessaggio presentano un peso relativo maggiore che altrove. Il contrario avviene invece nelle regioni in cui risiedono grandi cantieri navali (Friuli e Marche) e/o nelle quali il settore della nautica presenta caratteristiche proprie dei distretti industriali (Toscana e Liguria, dove intorno a pochi grandi cantieri di imbarcazioni da diporto risiedono moltissime micro e piccole imprese fortemente integrate e specializzate in ambito produttivo). A livello globale, l’Italia si conferma leader nella produzione della grande nautica: la classifica stilata dal Boat International Media relativa agli ordini in corso per il 2018 di unità oltre i 24 metri, vede 3 cantieri italiani occupare le prime 3 posizioni e, in generale, 7 cantieri italiani tra i primi 20. Il Gruppo Azimut-Benetti risulta il primo produttore con ben 77 progetti in corso per una lunghezza totale di 2.840 metri di unità in produzione, seguito dal Gruppo Ferretti, con 87 progetti per una lunghezza totale pari a 2.762 metri, e dal Cantiere San Lorenzo con 71 progetti per un lunghezza totale di 2.457 metri. Da notare la posizione di rilievo di Overmarine, cantiere presente sia nell’Area dei Navicelli sia a Viareggio, al 13° posto con 11 progetti per un totale di 478 metri. Dei 773 progetti di yacht oltre i 24 metri in costruzione nel 2018 per una lunghezza totale pari ad oltre 30.000 metri, l’Italia domina la scena con ben 353 progetti per una lunghezza complessiva di unità pari a quasi 13.000 metri. Inoltre si conferma la crescita dei servizi costieri un asset essenziale per la nostra industria. I dati relativi allo stazionamento dei grandi yacht lungo le nostre coste mostrano numeri straordinari di crescita (8200 presenze nel 2017), rafforzati ancora di più dalla permanenza media del grande yacht in Italia, che oggi si avvicina alle 4 giornate. Questi dati confermano un autentico patrimonio per il nostro Paese, dove con l’industria nautica dei servizi costieri, tecnici e turistici, interpretata dalla cantieristica del Refit & Repair, vantiamo marchi leader mondiali particolarmente per i grandi yacht. Anche i marina italiani, che hanno subito la fuga dei diportisti verso altri Paesi, mostrano una significativa ripresa, supportata dalla crescita qualitativa dei servizi offerti e dal maggior orientamento verso le unità più grandi.

La situazione delle imprese italiane

Dopo un decennio difficile che ha colpito l’economia e le imprese della nautica, si assiste finalmente ad una inversione di tendenza, con positivi effetti riscontrabili nel fatturato, nei livelli occupazionali e nello sviluppo imprenditoriale. Lo stato attuale evidenzia una marcata differenza tra la condizione delle grandi imprese della cantieristica e quella delle realtà produttive di medie e piccole dimensioni. Infatti circa il 35% delle grandi imprese risulta in salute, mentre solo il 6% delle piccole e micro imprese si trova in questa condizione, denunciando il forte ritardo che caratterizza queste realtà produttive nei tempi di uscita dalla crisi e nella capacità di recupero dei livelli di attività antecedenti. Le criticità che causano l’attuale stato delle PMI sono dovute al basso livello di riconoscimento relativo all’identità/immagine aziendale, alla dimensione di impresa (difficoltà ad assumere nuovi addetti in presenza di nove commesse a causa dell’elevato costo del lavoro), alla mancanza di risorse per adeguare/aumentare le infrastrutture dell’impresa per far fronte a nuovi ordini, ad un sistema “ostile” di regole e controlli sulle imprese, mentre mancano regole e controlli sulla concorrenza tra le imprese. Un ultimo aspetto riguarda il tema della formazione: sempre di più le imprese hanno difficoltà a trovare sul mercato figure professionali adeguate in grado di svolgere i lavori tradizionale (saldatori, verniciatori, etc.). Questa difficoltà potrebbe portare negli anni a venire un abbassamento della qualità del made in Italy a causa dell’impiego di manodopera priva di quella qualità che negli anni ha portato l’Italia ad essere leader nel settore.

Policy per il settore

L’analisi dello stato attuale delle imprese italiane, ci porta ad individuare 4 ambiti fondamentali in cui la politica e le istituzioni devono intervenire per favorire una piena ripresa del settore:

Cultura nautica: la carenza della cultura della nautica nel nostro Paese rende la domanda interna molto debole a causa di una visione dell’imbarcazione legata all’evasione fiscale, il che si è tradotto in normative penalizzanti. Negli anni è emersa anche una progressiva perdita di interesse verso il settore che coinvolge i lavoratori soprattutto giovani mettendo a rischio il ricambio generazionale nelle aziende e il trasferimento di competenze di nicchia e di elevata specializzazione. E’ necessario quindi spiegare alle istituzioni, alla politica e all’opinione pubblica il valore della nautica, partendo da una educazione alla cultura del mare, da una nuova immagine della nautica che è mare, territorio, turismo, sport, tempo libero e occupazione.

Fiscalità: il binomio nautica=ricchezza rappresenta la visione che lo Stato ha avuto nel corso degli anni verso il settore. Le politiche di accanimento fiscale, l’eccessiva burocrazia e i controlli hanno lasciato un segno negativo nei diversi settori del comparto: la domanda nazionale ed estera è diminuita, la fuga delle imbarcazioni dai porti e dalle marine ha inciso negativamente sulle imprese dei servizi e di conseguenza sulle attività di rimessaggio e refitting. Occorre quindi una politica fiscale meno penalizzante e l’equiparazione delle normative tra i diversi Paesi e territori (anche in termini di tariffe sugli ormeggi e sulle concessioni) per rendere più competitivo il nostro territorio e le nostre imprese.

Burocrazia e controlli: l’assenza di un sistema di regole, costi ed obblighi omogenei rende il territorio italiano penalizzato e fragile. E’ indispensabile un sistema puntuale di coordinamento tra i sistemi portuali per risolvere le problematiche legate alle diverse procedure amministrative e doganali e alla discrezionalità di interpretazione della normativa tra le diverse regioni. In materia di controlli occorre snellire le procedure per rendere i controlli meno penalizzanti.

Investimenti e infrastrutture: l’Italia, che conta un’estensione costiera di 8.000 km, ha una dotazione infrastrutturale nautica nettamente inferiore in confronto ai paesi europei a noi vicini. Problematiche si riscontrano anche in relazione alla capacità delle marine e delle darsene in termini di ampiezza e profondità dei fondali. Questi elementi rappresentano ovviamente le precondizioni per l’accesso delle imbarcazioni e l’economia dei distretti nautici, dai cantieri, ai servizi di manutenzione. Occorre quindi una strategia di sostegno infrastrutturale nazionale con politiche locali di sviluppo secondo le esigenze dei singoli territori.