Contesto di riferimento

La crisi economica e finanziaria degli ultimi anni ha fatto emergere fortemente la necessità di rilanciare l’industria manifatturiera, considerata il vero rimedio alla bassa crescita e alla perdita di competitività, e ha evidenziato, parallelamente, la debolezza delle politiche economiche adottate in passato, poco attente allo sviluppo dell’economia reale e delle tecnologie digitali sempre più disponibili.

Paesi come Germania, Francia, Olanda, Regno Unito e Stati Uniti, hanno elaborato di conseguenza piani di politica industriale di medio-lungo periodo, caratterizzati come comune denominatore, da una profonda integrazione tra ricerca, innovazione e produzione industriale, così da favorire lo sviluppo tecnologico, la ricerca di base e la “qualità” dei prodotti, fattori essenziali per consentire alle economie più mature di mantenere ruoli di leadership competitiva su scala globale.

Che cosa è Industria 4.0

Con Industria 4.0 si indicano una serie di rapide trasformazioni tecnologiche, nella progettazione, produzione e distribuzione di sistemi e prodotti, di portata talmente ampia da considerarle una vera e propria rivoluzione industriale. Si basa su un insieme di tecnologie abilitanti che vengono ad aggregarsi grazie ad internet in modo sistemico,  come l’utilizzo di macchine intelligenti connesse tra di loro, l’impiego di collegamenti tra sistemi fisici e digitali, l’elaborazione di analisi complesse attraverso Big Data e adattamenti real-time.

Attualmente  le tecnologie più mature e/o promettenti sono:

  • Internet of Things (IoT): la rete di oggetti fisici (things) che dispongono intrinsecamente della tecnologia necessaria per rilevare e trasmettere, attraverso internet, informazioni sul proprio stato o sull’ambiente esterno;
  • Cloud e Cloud Computing: il cloud è un’infrastruttura IT comune, flessibile, scalabile e open by design per condividere dati, informazioni e applicazioni attraverso internet in modo da seguire la trasformazione dei modelli di business con la capacità necessaria; il cloud computing può dare slancio a nuovi processi digitali e a nuove modalità di interazione tra aziende, cittadini e PA e allo sviluppo delle smart cities;
  • Manifattura additiva\Stampa 3D: processo per la produzione di oggetti fisici tridimensionali, potenzialmente di qualsiasi forma e personalizzabili senza sprechi, a partire da un modello digitale; consente un’ottimizzazione dei costi in tutta la catena logistica e del processo distributivo;
  • Cibersecurity: tecnologie, processi, prodotti e standard necessari per proteggere collegamenti, dispositivi e dati da accessi non autorizzati, garantendone la necessaria privacy;
  • Big Data e Analisi dei Dati: enormi quantità di dati, strutturati e non, accresciuti dall’introduzione di tecnologie digitali raccolti e analizzati con strumenti che li trasformano in informazioni in grado di rendere i processi decisionali più veloci, più flessibili e più efficienti anche attraverso l’utilizzo di innovazioni di frontiera quali i Sistemi Cognitivi; si aprono nuove opportunità per le aziende grazie alla possibilità di correlare e interpretare i dati destrutturati, abilitando analisi real time, predittive etc;
  • Robotica Avanzata: evoluzione delle macchine verso una maggiore autonomia, flessibilità e collaborazione, sia tra loro sia con gli esseri umani, dando vita a robot con aumentate capacità cognitive; applicata all’industria può migliorare la produttività, la qualità dei prodotti e la sicurezza dei lavoratori;
  • Realtà Aumentata: si intende l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i 5 sensi;
  • Elettronica Indossabile: queste tecnologie possono fornire un valido supporto per monitorare e intervenire sui parametri di comfort, salute e sicurezza, sia dei lavoratori sia dei clienti e fruitori, nei vari luoghi di attività;
  • Sistemi Cognitivi: oltre alle possibilità applicative per l’analisi di Big Data e per il controllo di robotica avanzata, i sistemi cognitivi automatizzeranno attività d’ufficio ripetitive, in analogia a quanto accade con i robot per le cose materiali.

Il cambiamento in atto dei vecchi modelli industriali porterà ad un evoluzione dei modelli di business, con nuovi modi di competere fino ad oggi non praticabili per mancanza di uno sviluppo adeguato delle tecnologie: le aziende europee potranno competere sulla base della capacità di innovazione piuttosto che sulla base dei costi.

Alcuni trend sono già in atto come lo sviluppo della:

  • economia circolare: dove i materiali e l’energia utilizzati mantengono il loro valore il più a lungo possibile, e i rifiuti sono ridotti al minimo con il minimo uso di risorse;
  • maker economy o artigianto digitale: l’economia che viene dal basso, è l’orizzonte naturale di riferimento per gli artigiani che si stanno evolvendo in artigiani digitali;
  • sharing economy: ottimizzazione e condivisione delle risorse di spazio, tempo, beni e servizi tramite piattaforme digitali.

La digitalizzazione della manifattura comporterà una serie di benefici a tutto il comparto: un incremento della flessibilità della produzione, poiché diversi prodotti potranno essere realizzati nello stesso impianto di produzione; un miglioramento della velocità di produzione, grazie alla riduzione del tempo tra la progettazione di un prodotto e la sua consegna; un aumento della produttività, dato che l’utilizzo di programmi di manutenzione preventiva potrà diminuire i tempi di fermo macchine con una riduzione dei costi di manutenzione); miglioramento della qualità, grazie ai minori scarti con l’utilizzo di sensori che monitorano la produzione in tempo reale; favorirà il processo di reshoring, vale a dire il ri-collocamento in Europa degli stabilimenti produttivi, grazie ad una larga automatizzazione della produzione, che porta le imprese a non valutare più conveniente spostarsi in Paesi in cui è inferiore il costo del lavoro.

La via italiana per l’Industria 4.0

Il 6 Luglio scorso è stato presentato in Parlamento il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva “La rivoluzione industriale 4.0 – Quale metodo applicare al tessuto industriale italiano – Strumenti per favorire la digitalizzazione delle filiere industriali nazionali”, dalla X Commissione sulle Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati.

L’indagine ha portato il governo italiano ad interrogarsi sull’indirizzo economico-politico da dare al Paese, rilevando ancora la mancanza di un piano nazionale finalizzato ad individuare una strategia per affrontare la quarta rivoluzione industriale; il ritardo digitale ancora da recuperare, presente non solo nelle zone del Mezzogiorno ma anche nei distretti industriali; e la necessità di percorsi formativi, che possano permettere alle aziende di evolversi in strutture 4.0.

Il documento d’indagine ha prospettato cinque pilastri sui quali costruire una strategia italiana per l’Industria 4.0:

  1. La creazione di una governance per il sistema Paese per la costituzione di una Cabina di regia governativa.
  2. La realizzazione delle infrastrutture abilitanti (piano banda ultralarga, reti wireless 5G, reti elettriche intelligenti, Digital Innovation Hubs e cluster intelligenti) e una pubblica amministrazione digitale e open data.
  3. La formazione mirata alle competenze digitali di breve, medio e lungo periodo.
  4. Il rafforzamento della ricerca, sia nell’ambito dell’autonomia universitaria sia in quello dei centri di ricerca internazionali, e più diffusa sul territorio.
  5. L’Innovazione Open, basata su standard aperti e interoperabilità, e su un sistema che favorisca il Made in Italy, sfruttando tutte le opportunità fornite dall’Internet of things.

In seguito a quanto emerso dall’indagine conoscitiva, lo scorso settembre è stato presentato ufficialmente, dal Ministero per lo Sviluppo Economico,  il Piano Nazionale Industria 4.0, che andrà a confluire nella prossima legge di stabilità 2017. Le tre direttrici del piano sono il sostegno economico alle imprese, lo sviluppo di competenze a partire dalla formazione scolastica, diffusione della cultura digitale anche attraverso l’identificazione di aree d’eccellenza.

Gli obiettivi del governo rispetto alle tre direttrici sono:

  • Sostegno Economico: mobilitare nel 2017 investimenti privati per 10 miliardi di euro in più (passando da 80 a 90 miliardi), con un incremento di 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione e 2,6 miliardi di risorse per progetti early stage nel periodo 2017-2020.
  • Sviluppo Competenze: arrivare a 200 mila studenti e 3 mila manager specializzati sui temi dell’Industria 4.0, raddoppiando il numero degli iscritti agli istituti tecnici superiori focalizzati su questo ambito
  • Trasformazione Digitale: saranno istituiti a partire dal 2017, competence center e digital innovation hub nazionali, sei consorzi deputati alla discussione sugli standard dell’IoT e un roadshow di sensibilizzazione lungo tutta la Penisola

Governance: La gestione e il coordinamento saranno affidati ad una cabina di regia governativa pubblico-privata composta dalla presidenza del Consiglio dei ministri, dai dicasteri dell’Economia, dello Sviluppo, dell’Istruzione, del Lavoro, delle Politiche Agricole e dell’Ambiente e da una rappresentanza degli atenei tecnici (tra cui la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), dei centri di ricerca, dell’imprenditoria e delle organizzazioni sindacali.  Valuterà a intervalli regolari lo svolgimento dei lavori e il conseguimento degli obiettivi, apportando le eventuali correzioni di indirizzo.

Agevolazioni e Finanza a supporto: Il piano supera il meccanismo degli incentivi a bando passando a incentivi fiscali “orizzontali”, mediante l’individuazione degli strumenti che negli ultimi anni si sono rivelati più funzionali:

  • il super ammortamento per investimenti innovativi: l’attuale aliquota al 140% sarà prorogata (ad eccezione di veicoli ed altri mezzi di trasporto che prevedono una maggiorazione ridotta al 120%), ed è stato proposto un aumento al 250% per gli investimenti in soluzioni per l’Industria 4.0;
  • Il credito d’imposta alla ricerca: dovrebbe passare dall’attuale 25% al 50% per la spesa interna (sulla spesa esterna rimarrà al 50%) con il credito massimo per contribuente che salirà da 5 a 20 milioni di euro;
  • le iniziative finanziarie a supporto: detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a un milione di euro in startup o PMI innovative; agevolazioni su investimenti a medio/lungo termine; assorbimento da parte di società “sponsor” delle perdite di start-up per i primi 4 anni; programma” acceleratori di imprese” focalizzate sui temi dello smart manufacturing; fondi di investimento dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico.

Impegno pubblico: Il valore totale dell’impegno pubblico per le iniziative sopra descritte è pari a circa 13 miliardi di euro. A queste si aggiunge un totale di ulteriori 700 milioni di euro per le iniziative sulla seconda direttrice (lo sviluppo delle competenze) così suddivisi: 355 milioni di euro per l’implementazione di un piano nazionale Scuola digitale e dell’Alternanza Scuola-lavoro sui percorsi coerenti con Industria 4.0; 70 milioni di euro destinati alla formazione specialistica; 100 milioni di euro per i competence center; e infine 170 milioni di euro  previsti per il potenziamento dei cluster tecnologici Fabbrica Intelligente e Agrifood, e per il loro coordinamento con gli altri cluster tecnologici, come il cluster tecnologico nazionale sui trasporti, e i nascenti cluster del Made in Italy ed Economia del Mare di cui fanno parte numerosi attori istituzionali ed economici del territorio.

Industria 4.0 in altri paesi:

GERMANIA:              Industrie 4.0

FRANCIA:                  Industrie du Futur

STATI UNITI:           Manufacturing Usa

GRAN BRETAGNA: Catapult – High Value Manufacturing

OLANDA:                   Smart Industry