Le principali sfide per l’Europa…

L’Unione europea ha presentato un quadro di riferimento di lungo respiro per affrontare il problema della sostenibilità e degli effetti transfrontalieri di fenomeni che non possono essere gestiti unicamente a livello nazionale. La problematica del cambiamento climatico, richiede un intervento coerente dell’UE, tanto al suo interno che sul piano internazionale. La Commissione ha lanciato, nell’ambito della strategia Europa 2020, l’iniziativa faro Un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse che propone una serie di piani strategici di lungo periodo in settori quali i trasporti, l’energia e il cambiamento climatico. La strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva prevede cinque obiettivi principali che definiscono i traguardi che l’UE dovrebbe raggiungere entro il 2020. Uno di questi riguarda il clima e l’energia: gli Stati membri si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas serra del 20%, a portare al 20% la quota di energie rinnovabili nel mix energetico dell’UE e ad ottenere un incremento del 20% dell’efficienza energetica entro il 2020. Per contenere entro i 2ºC il riscaldamento globale prodotto dal cambiamento climatico, secondo l’accordo di Parigi (Cop 21), l’UE si pone l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra dell’80-95% entro il 2050 rispetto al 1990. Insieme al Libro bianco sui trasporti e al piano di efficienza energetica, la Comunicazione della Commissione, contenente Una tabella di marcia verso un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050, è uno dei documenti chiave dell’iniziativa faro sull’uso efficiente delle risorse. La tabella definisce una serie di tappe principali destinate a verificare se l’UE sta rispettando i tempi per il raggiungimento del proprio obiettivo e illustra le sfide politiche, le necessità di investimento e le opportunità esistenti nei vari settori. La strategia Europa 2020 rappresenta quindi la priorità della Commissione Europea, e la nuova programmazione 2014-2020 sarà orientata a favorire il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla strategia: maggiore sostegno sarà dedicato alla ricerca e all’innovazione (COSME, HORIZON2020 – Pilastro “Societal Challange”), alla rete di infrastrutture (Connecting Europe Facility), alla cooperazione interregionale (Interreg Europe), all’energia rinnovabile e alle tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio (Programma NER300), nonché al Programma per l’ambiente e l’azione per il clima (LIFE). Inoltre sarà fondamentale il supporto delle agenzie che a vario titolo concorrono al perseguimento degli obiettivi prefissati dalla Commissione, tra cui ACER (Agency for the Cooperation of Energy Regulators), che svolge un ruolo centrale nella definizione a livello europeo delle norme disciplinanti la rete e il mercato e coordina le iniziative regionali e interregionali, favorendo in tal modo l’integrazione del mercato, INEA (Innovation and Networks Executive Agency), creata nel 2014 al fine di collaborare nell’attuazione dei programmi comunitari e di aumentare l’efficienza della gestione tecnica e finanziaria dei programmi da essa gestiti, F4E (Fusion for Energy), creata nel 2007 con il compito di gestire il contributo dell’Unione europea al progetto ITER, finalizzato a dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica della fusione.

…verso il 2050

Per operare la transizione verso un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio l’UE deve ridurre le proprie emissioni interne dell’80% entro il 2050, rispetto al 1990. La Commissione ha realizzato un’ampia analisi nella quale illustra una serie di possibili scenari di intervento a questo scopo. L’analisi dei vari scenari rivela che un’opzione efficace in termini di costi consisterebbe nel realizzare riduzioni interne delle emissioni del 40% e 60%, rispetto ai livelli del 1990, rispettivamente entro il 2030 e 2040. La piena realizzazione delle politiche esistenti, compreso l’impegno a portare al 20% la quota di energie rinnovabili e ad aumentare del 20% l’efficienza energetica entro il 2020, consentirebbe all’UE di superare l’obiettivo di riduzione del 20% e di conseguire entro il 2020 un abbattimento delle emissioni del 25%. Il principale strumento per raggiungere tale obiettivo è il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS), istituito con la Direttiva 2003/87/CE, per promuovere la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra in modo efficace in termini di costi ed economicamente efficiente.  Tale sistema prevede, per gli impianti industriali, il meccanismo “cap and trade”, creato dal Protocollo di Kyoto. Nel 2015 la Commissione ha proposto un riesame dell’EU ETS, con l’obiettivo di trasformare in legge gli orientamenti del Consiglio europeo sul ruolo che l’EU ETS dovrebbe svolgere nel conseguimento dell’obiettivo dell’UE di ridurre le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030. Le modifiche proposte promuovono anche l’innovazione e l’utilizzo delle tecnologie a basse emissioni di carbonio, contribuendo alla creazione di nuove opportunità per l’occupazione e la crescita. Per orientare le politiche in materia di energia e clima fino al 2020, l’UE dispone di un quadro per regolamentare e favorire la creazione di un mercato unico europeo dell’energia aperto, integrato e competitivo, che promuova la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e favorisca i progressi verso un’economia competitiva e un sistema energetico sicuro, più tecnologico ed efficiente. Questo quadro è stato presentato nel mese di gennaio 2014 con la Comunicazione della Commissione (COM/2013 0169) Libro Verde a  2030 quadro per le politiche climatiche ed energetiche: entro il 2020 l’obiettivo è quello di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 20%, di aumentare la quota delle rinnovabili per almeno il 20% del consumo, e di ottenere un risparmio energetico del 20% o più. Inoltre l’UE invita agli Stati membri ad adottare misure e piani di azione adeguati, con specifici obiettivi per i settori dell’elettricità, dei biocarburanti, del riscaldamento e raffreddamento, per combattere il cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico, diminuendo la dipendenza dai combustibili fossili stranieri. Il passo successivo riguarda gli obiettivi principali da conseguire entro il 2030: ridurre di almeno il 40% le emissioni di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990), consentendo all’UE di adottare misure efficaci sul piano dei costi, in modo tale che siano funzionali al conseguimento dell’obiettivo a lungo termine di ridurre le emissioni dell’80-95% entro il 2050; portare la quota di consumo energetico europeo almeno al 27% e incrementare almeno del 27% l’efficienza energetica. Infine, l’obiettivo per il 2050 è quello di ridurre dell’80% le emissioni di gas a effetto serra: per  raggiungere tale obiettivo, la produzione energetica in Europa dovrà essere praticamente a zero emissioni di carbonio. Tutti i settori devono contribuire alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio in funzione delle rispettive potenzialità economiche e tecnologiche. Il settore energetico presenta il maggior potenziale di riduzione delle emissioni: può eliminare quasi totalmente le emissioni di CO2 entro il 2050 e l’energia elettrica, prodotta da fonti rinnovabili o da altre fonti a basse emissioni, come le centrali nucleari o quelle a combustibili fossili dotate di tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio, potrebbe parzialmente sostituire i combustibili fossili nei trasporti e per il riscaldamento. Le emissioni provocate dai trasporti potrebbero essere ridotte di oltre il 60% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050: la maggior parte dei progressi potrebbe venire dai motori a benzina e diesel, che potrebbero consumare ancora meno carburante e i veicoli ibridi ed elettrici ricaricabili consentiranno maggiori riduzioni delle emissioni. Le emissioni provenienti dagli edifici possono essere eliminate quasi del tutto riducendole del 90% circa entro il 2050. L’efficienza energetica migliorerà drasticamente grazie alla tecnologia dell’edilizia passiva per i nuovi edifici, alla ristrutturazione di vecchi edifici per migliorarne l’efficienza energetica, alla sostituzione dei combustibili fossili con energia elettrica e da fonti rinnovabili. Le industrie che fanno un uso intensivo dell’energia potrebbero ridurre le emissioni di oltre l’80% entro il 2050: le tecnologie impiegate diventeranno più pulite ed efficienti in termini energetici. Fino al 2030 le emissioni di CO2 subirebbero graduale riduzione per effetto della progressiva diminuzione dell’intensità energetica; dopo il 2035 la tecnologia per la cattura e lo stoccaggio del carbonio verrà applicata alle emissioni delle industrie che non sono in grado di ridurle in altri modi (ad es. acciaierie e cementifici). Ciò consentirebbe di realizzare riduzioni molto più significative entro il 2050.

Il rispetto delle tappe indicate permetterà la transizione verso una società a basse emissioni di carbonio. Questa transizione stimolerà l’economia europea grazie allo sviluppo di tecnologie pulite ed energia a emissioni di carbonio basse o nulle, incentivando la crescita e l’occupazione, aiuterà l’Europa a ridurre l’uso di risorse fondamentali come l’energia, le materie prime, la terra e l’acqua, renderà l’UE meno dipendente dalle importazioni di petrolio e gas e apporterà benefici alla salute, ad esempio grazie a un minor inquinamento atmosferico. E’ importante evidenziare che la realizzazione di questo scenario sarà possibile soltanto con un impegno comune da parte di tutti gli Stati membri, che dovranno attuare politiche e misure interne volte a contribuire al raggiungimento degli obiettivi prefissati dall’UE.