In Italia la blue economy costituisce una parte importante del proprio sistema produttivo. Sono quasi 200 mila le imprese dell’economia del mare, pari al 3,1% del totale. Un settore che cresce rispetto al resto dell’economia, grazie ad un incremento di circa l’8% negli ultimi cinque anni, a fronte di una flessione di quasi un punto percentuale negli altri settori dell’economia italiana. Una voglia di impresa che coinvolge anche i giovani, perché 10 imprese della blue economy su 100 sono guidate da under 35, le donne (20 su 100) e gli stranieri (6 su 100). La blue economy rappresenta quindi un motore per la produzione economica se si pensa che ha prodotto un valore aggiunto di 43 miliardi di euro nel 2016, pari al 3% del totale dell’economia, grazie anche alla sua capacità di attivare indirettamente economie anche in altri settori al di fuori della blue economy. Infatti, per ogni euro prodotto da un’attività della blue economy si attivano altri 1,8 euro nel resto dell’economia: il settore dell’economia del mare che più di altri incide su questo effetto moltiplicatore è quello della movimentazione merci e passeggeri, dove per ogni euro prodotto se ne attivano altri 2,6 euro, seguito a ruota dalla filiera della cantieristica che è in grado di attivare 2,5 euro in più sul resto dell’economia del paese. Dietro a questi numeri risiede una forza lavoro che conta nella blue economy oltre 800 mila occupati, pari al 3,5% dell’occupazione complessiva nazionale: dal 2011 al 2016 il numero di lavoratori nella blue economy è aumentato del 3% a fronte di una sostanziale stagnazione nel resto dell’economia. Imprenditorialità, produzione e occupazione, a cui va ad aggiungersi la competitività in campo internazionale: l’export della cantieristica e quello del settore ittico, nel suo insieme, ha toccato nel 2016 quota 5 miliardi di euro, espandendosi di quasi un miliardo e mezzo nel giro di un solo anno. Il turismo marino rappresenta l’ambito dove si concentra la maggior parte delle imprese della blue economy, con circa il 40% nel settore di servizi di alloggio e ristorazione. La filiera della cantieristica navale, uno dei comparti tradizionalmente più caratteristici dell’economia del mare sui mercati internazionali, è formata da 27.151 imprese, il 14,3% del totale. La regione in cui l’economia del mare ha un peso maggiore sul tessuto imprenditoriale locale è la Liguria con il 9,1% delle imprese della blue economy sul totale imprenditoriale regionale. La Toscana risulta in 11a posizione con un incidenza del 3,2% sul totale, mentre si colloca in 6a posizione per numero di imprese nel settore: le prime tre posizioni nella classifica sono infatti occupate da Lazio, Campania e Sicilia, seguite da Liguria e Puglia. Il tessuto imprenditoriale toscano Blue è costituito da 13.474 imprese che nel 2016 hanno originato un valore aggiunto che raggiunge quasi tre miliardi di euro, impiegando circa 56.300 unità lavorative.  A livello provinciale, Livorno risulta quella con il più alto numero di imprese legate all’Economia del mare, seguita da Lucca e subito dopo da Grosseto, mentre Pisa ricopre la 6a posizione. E’ importante evidenziare che in Italia, mentre il settore Blue cresceva del 7,8%, il resto dell’economia segnava il passo con un -0,8%. Al contempo, in Toscana la Blue economy ha realizzato un incremento del 5,6%, mentre la restante parte dell’universo imprenditoriale si contraeva dello -0,7%. L’Economia del Mare è costituita da 7 filiere:

  1. Filiera ittica: pesca, lavorazione del pesce, preparazione di piatti a base di pesce, incluso il relativo commercio all’ingrosso e al dettaglio. In Italia è il secondo settore della Blue economy per numerosità imprenditoriale e conta quasi 34 mila imprese che incidono per il 17,8% sul totale delle imprese blue e per lo 0,6% sul tessuto imprenditoriale nazionale. La Toscana ricopre la 9a posizione e contribuisce alla dotazione imprenditoriale della filiera con 1.362 unità che incidono sulla Blue economy regionale per il 10,1% e costituiscono lo 0,3% del totale economia toscana ed il 4% del totale filiera Ittica italiana.
  2. Industria delle estrazioni marine: attività di estrazione di risorse naturali dal mare, come ad esempio il sale, piuttosto che petrolio e gas naturale con modalità off-shore. A livello nazionale sono state individuate circa 500 imprese di cui 122 in Sicilia, 94 in Calabria e 81 nel Lazio; la Toscana con 28 sedi è 6a per numerosità preceduta da Sardegna e Campania.
  3. Filiera della cantieristica: costruzione di imbarcazioni da diporto e sportive, cantieri navali in generale e di demolizione, di fabbricazione di strumenti per navigazione e istallazione di macchine e apparecchiature industriali connesse. In Italia è il quarto comparto della Blue economy per numerosità imprenditoriale (27.151 imprese), ed incide per il 14,3% sul totale Economia del mare e per lo 0,4% sul totale imprese registrate nel Paese. A livello toscano la Cantieristica ha un peso decisamente maggiore sulla Blue economy regionale (18%) tanto che rappresenta il secondo comparto più importante per dotazione imprenditoriale dopo i Servizi di alloggio e ristorazione. La filiera della cantieristica, dopo la crisi dal 2008 al 2013, è in continua crescita, come evidenziato nel precedente Focus di Giugno “La Nautica da diporto in Italia: trend e prospettive”.
  4. Movimentazione di merci e passeggeri: trasporto via acqua di merci e persone, sia marittimo che costiero; attività di assicurazione e di intermediazione degli stessi trasporti e servizi logistici. In Italia, appartengono a questo settore 11.162 imprese: tra queste 830 sono in Toscana (7,4% del totale nazionale), che si attesta in 6a posizione per numero di imprese del comparto, il quale incide nel complesso del tessuto imprenditoriale regionale per lo 0,2%.
  5. Servizi di alloggio e ristorazione: ricettività di qualsiasi tipologia (alberghi, villaggi turistici, colonie marine, ecc.) e ristorazione, compresa anche quella su navi. In Italia le imprese registrate in questa filiera sono 80.905.Tra queste se ne contano 5.986 in Toscana (7,4% del totale nazionale), che ricopre la 6a posizione nella graduatoria regionale per numero di imprese del settore.
  6. Ricerca, regolamentazione e tutela ambientale: attività di ricerca e sviluppo nel campo delle biotecnologie marine e delle scienze naturali legate al mare più in generale; attività di regolamentazione per la tutela ambientale e nel campo dei trasporti e comunicazioni; attività legate all’istruzione (scuole nautiche, ecc.). In Italia si registrano 6.956 imprese che costituiscono il 3,7% del totale Economia del mare nazionale e lo 0,1% del tessuto imprenditoriale nazionale complessivo. In Toscana sono presenti 436 imprese: la regione, settima in graduatoria, incide sul totale nazionale di settore per il 6,3%, mentre il settore specifico rappresenta il 3,2% del totale Economia del mare in Toscana. Le imprese del settore tendono a concentrarsi nelle province di Firenze (120 sedi) e di Pisa (86), sede di importanti università e centri di ricerca, che raccolgono insieme il 47,3% della dotazione settoriale toscana. E’ importante sottolineare come, dal 2011, in Italia le imprese del settore imprese sono cresciute del 28,5% in numero di sedi, mentre in Toscana l’incremento è stato del 45,9%.
  7. Attività sportive e ricreative: attività connesse al turismo nel campo dello sport e divertimento, come i tour operator, guide e accompagnatori turistici, parchi tematici, stabilimenti balneari e altri ambiti legati all’intrattenimento e divertimento (discoteche, sale da ballo, sale giochi, ecc.). In Italia le imprese sono 29.285 e costituiscono il 15,4% dell’Economia del mare e lo 0,5% del tessuto imprenditoriale complessivo nazionale. Si tratta di uno dei settori più rilevanti all’interno della Blue economy, il terzo dopo i Servizi di alloggio e ristorazione e la filiera Ittica. Lazio, Sicilia e Campania sono le regioni italiane con il maggior numero di imprese del settore, seguite subito dopo da Toscana, Liguria ed Emilia Romagna. Le 2.411 imprese toscane costituiscono l’8,2% del totale nazionale di filiera ed il 17,9% della Blue economy regionale: si tratta del terzo settore più importante nell’Economia del mare regionale dopo i Servizi di alloggio e ristorazione e la Cantieristica, ed incide sul tessuto imprenditoriale regionale per lo 0,6%.

Imprenditoria giovanile, femminile e straniera

Nel 2016 le imprese giovanili della blue economy si attestano a 18.540 unità, registrando un incremento rispetto al 2011 dello 0,8%, pari a più 140 unità in valore assoluto. Le aziende a conduzione giovanile sono presenti in modo particolare nei settori legati al turismo, corrispondenti ai servizi di alloggio-ristorazione e alle attività sportive-ricreative, con incidenze pari rispettivamente all’11,2% (9.086 imprese) e al 10,0% (2.922 imprese). La Toscana, nel complesso, con le sue imprese giovanili rappresenta il 5,3% del totale nazionale: Livorno è la provincia toscana con il maggior numero di giovani imprenditori impegnati in attività legate alla risorsa Mare (30,1% del totale regionale), seguita nell’ordine da Pisa, Lucca e Grosseto.

Per quanto riguarda le imprese femminili, invece, si è registrata una riduzione del 3,1%: nell’arco dei cinque anni (2011-2016) sono diminuite in termini assoluti di 1256 unità, attestandosi nel 2016 su un totale di 39.651 imprese. Analogamente a quelle giovanili, le attività a conduzione femminile sono maggiormente presenti nei settori dei servizi di alloggio-ristorazione (rappresentano il 26,5%, 21.405 unità in termini assoluti), delle attività sportive-ricreative (26,1%, con 7.638 unità) e della filiera ittica (17,4%, con 5.892 imprese). La Toscana partecipa al risultato italiano nella misura del 7,4%: Livorno, Lucca e Grosseto sono le province toscane con il maggior numero di imprese femminili Blue. La componente “rosa” delle attività legate al mare incide sul tessuto imprenditoriale regionale per lo 0,7%. Tuttavia arrivano importanti segnali di recupero dal 2016: in un anno le imprese femminili del settore sono infatti cresciute numericamente del 2,3% nel territorio regionale.

Sono invece cresciute le imprese straniere in termini assoluti con un aumento del 32,5% (+2.795 unità): nel 2016 il totale delle imprese ha raggiunto le 11.387 unità, con un incidenza del 6% sul totale delle imprese dell’economia del mare. A livello settoriale, si registra una percentuale più elevata di attività gestite da stranieri nei servizi di alloggio e ristorazione (7,6%, con 6.142 imprese) e nella cantieristica (6,9%, 1.882 aziende). La Toscana, nel complesso, detiene il 6,9% del totale imprese straniere “Blue” presenti a livello nazionale: Lucca e Livorno sono le province che contribuiscono maggiormente alla dotazione di questa tipologia di imprese.

Occupazione e valore aggiunto prodotto dall’Economia del Mare

Nel 2016, l’economia del mare ha prodotto un valore aggiunto di oltre 44 miliardi di euro, pari al 3% del totale economia. Un potenziale produttivo spinto da un bacino di forza lavoro che conta oltre 860mila occupati, corrispondenti al 3,5% dell’occupazione complessiva del Paese. In Toscana il valore aggiunto del settore ha sfiorato il tetto dei 3 miliardi di euro, il 2,8% del totale economia ed il 6,3% del valore aggiunto nazionale dell’Economia del mare. Analizzando le filiere a livello nazionale, la cantieristica apporta 6,9 miliardi di valore aggiunto alla blue economy (pari al 15,5% del totale prodotto dall’intera blue economy) e fornisce un considerevole supporto occupazionale con oltre 133mila occupati. La Toscana ha concorso al raggiungimento di tale valore realizzandone una parte importante (8,1%) valorizzabile in circa 556 milioni di euro. Il primo settore per valore aggiunto apportato all’economia del mare e numero di occupati è rappresentato dai servizi di alloggio e ristorazione, rispettivamente 13,4 miliardi di euro e 325mila occupati: questo primato si conferma valido anche per la Toscana dove il valore aggiunto della filiera è di 1.073 milioni di euro. Con riferimento al periodo 2015/2016, a livello nazionale tutte le filiere presentano uno sviluppo positivo della ricchezza prodotta, mentre in Toscana risulta in contrazione solo il valore aggiunto della filiera Movimentazione di merci e passeggeri via mare. Per quanto riguarda la struttura occupazionale delle filiere di cui è composta l’economia del mare, le professioni tipiche del settore dei servizi di alloggio e ristorazione sono quelle maggiormente sviluppate: camerieri e professioni assimilate (con circa 101 mila unità, corrispondenti a quasi il 10% del totale degli occupati dell’economia del mare); i cuochi in alberghi e ristoranti (88 mila occupati, corrispondenti ad oltre l’8% del totale); gli esercenti nelle attività di ristorazione (39 mila unità; 4%). Il primato della filiera servizi di alloggio e ristorazione si conferma anche in Toscana. In merito invece alla composizione per titolo di studio degli occupati è presente una maggiore incidenza, rispetto al resto dell’economia del Paese, di occupati diplomati sul totale (nel 2016 pari ad una percentuale del 46% contro il 40%). A spingere in questa direzione sono soprattutto i settori delle attività sportive/ricreative e il trasporto marittimo. In riferimento invece agli occupati laureati, la quota relativa sul totale nell’ambito dell’economia del mare, si attesta al 15%, risultando inferiore alla quota riscontrata negli altri settori dell’economia (20%), dato che è influenzato per larga parte dalla rilevante presenza di lavoratori senza formazione specifica soprattutto nei settori dei servizi di alloggio e ristorazione e nell’ittica, dove si richiedono spesso mansioni di basso profilo. Il settore della cantieristica invece risulta avere la più alta incidenza di occupati in possesso di qualifica professionale (11%), probabilmente dovuto al peso significativo degli operai specializzati.

Documentazione di riferimento

CCIAA Maremma e Tirreno – II Rapporto sull’Economia del Mare

Unioncamere – VI Rapporto sull’Economia del Mare