Il piano d’azione europeo sull’economia circolare

La Commissione Europea, a seguito del lancio della strategia Europa 2020 e in coerenza con la tabella di marcia verso un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse  per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, ha sottolineato l’importanza del passaggio ad una economia circolare quale fattore di competitività per le imprese e di benessere per la società civile. Secondo il modello delleconomia circolare, i processi produttivi tradizionali devono essere reinterpretati, dove i beni di oggi diventano le risorse di domani, così da formare un circolo virtuoso che favorisce la prosperità e l’efficienza in un mondo di risorse finite. Secondo questo nuovo paradigma, il valore dei prodotti e dei materiali deve essere, in sostanza, mantenuto il più a lungo possibile all’interno del ciclo economico: i rifiuti e l’uso delle risorse sono minimizzati e, quando un prodotto ha raggiunto la fine del suo ciclo vitale, i materiali sono riutilizzati più volte così da creare ulteriore valore.

L’economia circolare rappresenta per le imprese una nuova opportunità e un potente stimolo per l’innovazione, per la sua tendenza a sostituire i prodotti “lineari” destinati a rifiuto con prodotti progettati per essere “circolari” e a creare reti di logistica di ritorno dei materiali. Le stesse imprese testimoniano che questo tipo di economia opera con più alti tassi di sviluppo tecnologico, migliora i materiali e l’efficienza energetica, e offra anche maggiori opportunità di profitto

Il piano d’azione sull’economia circolare, adottato dalla Commissione Europea lo scorso dicembre 2015, stabilisce un programma ambizioso di misure che fungono da anello mancante per promuovere un’economia più circolare. Le misure, da attuarsi entro ottobre 2019, fine del mandato della Commissione, vanno a integrarsi con le proposte legislative relative alla gestione dei rifiuti, tema centrale per l’introduzione del nuovo modello economico in ottica di lungo periodo, come l’incentivazione al riciclaggio e la riduzione del collocamento in discarica (v. link di approfondimento)

Obiettivo del Piano: Facilitare a livello europeo la transizione da un’economia di tipo lineare ad una circolare. Il piano darà impulso alla competitività dell’Unione europea contribuendo a creare nuove opportunità commerciali e modi di produzione\consumo innovativi e più efficienti, offrendo opportunità d’integrazione e coesione sociale e contribuendo a evitare danni su clima, biodiversità, aria, suolo e acqua, causati dal consumo delle risorse a un ritmo che supera la capacità della Terra di rinnovarle. Inoltre, il piano servirà a raggiungere, entro il 2030, i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite nell’ambito dell’Agenda 2030, in particolare l’obiettivo n.12, volto a garantire modelli di consumo e produzione sostenibili.

A chi è rivolto: le autorità locali, regionali e nazionali sono i soggetti principali chiamati ad attuare nel concreto le azioni previste dal Piano. Gli attori economici, come le imprese e i consumatori, saranno soggetti fondamentali nel guidare questo processo, così come il ruolo di sostegno dell’Unione Europea per garantire l’esistenza di un quadro normativo adeguato allo sviluppo dell’economia circolare nel mercato unico.

Le azioni del Piano: Le misure previste nel Piano interessano ogni fase della catena del valore di un prodotto, dalla produzione (sia progettazione dei prodotti come l’ecodesign, che processi produttivi) fino al consumo (compresi gli acquisti pubblici verdi), dalla gestione dei rifiuti fino al mercato delle materie prime secondarie (come ad esempio, il riutilizzo delle acque reflue). Sono incluse, inoltre, un certo numero di azioni mirate a ridurre le barriere del mercato in specifici settori e\o materiali, come la plastica, gli sprechi alimentari, le materie prime essenziali, la costruzione e la demolizione, la biomassa e i bioprodotti, nonché misure orizzontali in settori come l’innovazione e gli investimenti.

La risorsa idrica nel Piano:

Sul tema delle risorse idriche, il piano prevede l’attuazione entro il 2017 delle seguenti misure:

  • Promuovere un più sicuro ed efficiente riutilizzo dell’acqua mediante linee guida sull’integrazione del riuso della risorsa idrica nella pianificazione e gestione delle acque;
  • Attuare una proposta legislativa, e la relativa valutazione di impatto, per la fissazione dei requisiti minimi per il riuso dell’acqua nell’irrigazione e per il ravvenamento delle acque sotterranee;
  • Identificare le migliori tecniche disponibili in documenti di riferimento specifici (i c.d. BREF, Best Available Techniques Reference Documents);
  • Supportare l’innovazione e gli investimenti attraverso la European Innovation Partnership e Horizon 2020.

I risultati attesi: Grazie al pacchetto di misure dedicato al ciclo di vita dei prodotti e servizi, in termini di aumento delle percentuali di riuso/riciclo e di una migliore progettazione ecocompatibile, si stimano circa 600 miliardi di euro di risparmi netti per le imprese europee, equivalenti all’8% circa del loro fatturato annuale, insieme ad una diminuzione delle emissioni di gas serra del 2-4%, con una riduzione di emissioni di carbonio di circa 450 milioni di tonnellate l’anno.

Nei settori del riutilizzo, della rigenerazione e della riparazione, a titolo di esempio, il costo per rigenerare i telefoni cellulari potrebbe essere dimezzato se lo smontaggio fosse riprogettato e facilitato. Se il 95% dei telefoni cellulari fosse raccolto, si potrebbero generare risparmi sui costi dei materiali di fabbricazione pari a oltre 1 miliardo di euro. Nel settore automotive, il passaggio dal riciclaggio alla rimessa a nuovo dei veicoli commerciali leggeri, i cui i tassi di raccolta sono già elevati, potrebbe far risparmiare materiali per oltre 6,4 miliardi di euro l’anno (circa il 15% del bilancio per i materiali) e 140 milioni in costi energetici, riducendo inoltre le emissioni di gas a effetto serra di 6,3 milioni di tonnellate.

Dal punto di vista occupazionale inoltre si stima che l’attuazione di queste misure possa creare 580.000 nuovi posti di lavoro.

A fine gennaio di quest’anno è stato pubblicato il primo report relativo all’implementazione delle misure contenute nel Piano d’Azione , in cui si evidenziano alcuni primi risultati concreti, tra cui: la proposta legislativa sulle vendita online di beni; la creazione di un approccio “pilota”, i c.d. patti per l’innovazione,  per fornire un aiuto concreto agli innovatori nel superare gli ostacoli normativi; il lancio di una piattaforma per sostenere il finanziamento dell’economia circolare in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (BEI); l’integrazione di aspetti legati all’economia circolare nei BREST di diversi settori industriali (per i metalli non ferrosi ad esempio); la pubblicazione di un valutazione d’impatto iniziale relativa ai requisiti minimi per il riutilizzo delle acque in agricoltura e per il ricarico delle acque di falda; la pubblicazione di una comunicazione sul recupero di energia dai rifiuti, in cui si forniscono orientamenti agli Stati membri, ecc.

 Risorse e finanziamenti disponibili:

La Commissione Europea fornisce in generale un’ampia gamma di strumenti finanziari che possono essere utilizzati a sostegno dell’economia circolare e l’efficienza delle risorse. In particolare, si segnalano:

La Commissione Europea ha inoltre previsto all’interno di Horizon 2020 una Focus Area specifica relativa all’economia circolare nel biennio 2016-2017: Industria 2020 ed economia circolare“. Per il 2017 sono aperte due call, in scadenza a marzo:  approcci sistemici ecoinnovativi per l’economia circolare, e l’acqua nel contesto dell’economia circolare. (v. bandi nel dettaglio)

Per l’attuazione del piano sono previsti circa 650 milioni di euro provenienti dal programma Horizon 2020 e da 5,5 miliardi di euro provenienti dai fondi strutturali per la gestione dei rifiuti.

Approfondimenti sulle direttive rifiuti oggetto di modifica: